L’episodio del focolaio in un mattatoio tedesco non è un caso unico. Situazioni analoghe hanno avuto luogo anche in altre zone del mondo, Italia compresa.
Il focolaio in un mattatoio in Germania ha dato il via ad un contagio che può essere tranquillamente definito su larga scala. L’indice da quelle parti è salito di conseguenza a 2,88. Tanto per fare un paragone, in Italia è pari a 0,8. Al di sotto cioè della soglia di allarme di 1.
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Gli stabilimenti dove si è diffuso il cluster appartengono alla Tonnies, una azienda leader nel settore della macellazione. Si contano 1300 contagi ufficiali nel giro di pochi giorni. Ma i casi potrebbero essere molti di più, almeno 1500. Sono inclusi i lavoratori del mattatoio dove si è sviluppato il focolaio, oltre a loro parenti ed amici con i quali gli stessi sono entrati in contatto. Ma a quanto pare quella di un focolaio sviluppatosi in un macello non sarebbe una eccezione.
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Lo stesso è infatti accaduto in altri posti analoghi in Gran Bretagna, Francia, Olanda ed Irlanda. ed anche in Spagna, Canada e Stati Uniti. Proprio gli Usa restano in assoluto il Paese più colpito al mondo. In 200 impianti di macellazione i numeri riferiscono di 24mila contagi e di almeno 100 vittime. Tale situazione ha interessato anche l’Italia, con la chiusura dello stabilimento ‘Siciliani’ di Palo del Colle, in provincia di Bari. Qui ci sono stati 71 infetti tra i lavoratori. Estendendo ancora una volta il discorso su scala mondiale, apprendiamo come l’epidemia in Cina abbia interessato l’area attorno a Pechino. Una nuova ondata di contagi ha portato alla chiusura totale e ad un nuovo lockdown per mezzo milione di persone.
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Il tutto è sorto da un mercato locale. E mercati mattatoi e simili sono i luoghi privilegiati di proliferazione del virus, per una serie di diversi fattori. Ma non ci sono prove che la contaminazione giunga direttamente dalle carni. Così come è immotivato il bando dato al salmone norvegese dalla stessa Cina. Gli esperti virologi e della comunità scientifica mondiale parlano di decisione di facciata, in quanto non ci sono prove a sostegno di un possibile contagio. Una possibile fonte di problema sono invece le condizioni di lavorazione, conservazione e messa in vendita del cibo.
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