Il binomio frutta scuole voluto dal Ministero delle Politiche Agricole è sulla carta un ottimo provvedimento. Peccato che ci siano tante zone d’ombra.

Il Ministero delle Politiche Agricole finisce al centro di discussioni anche roventi in merito al tema frutta nelle scuole. Il motivo è presto detto: negli istituti preposti non verrebbe infatti consumata frutta di stagione – fresca ed il più salutare possibile – bensì quella fuori stagione e per lo più in imballaggi di plastica monouso. Quindi oltre al fatto di essere una scelta di poca qualità dal punto di vista nutrizionale, la cosa si caratterizza anche per una scarsità evidente di politica eco friendly. Lo fa sapere Greenpeace, la celebre associazione che da decenni si batte per a salvaguardia dell’ambiente. Il movimento ha ricevuto la lamentela di una donna residente a Roma.

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Frutta scuole, c’è decisamente qualcosa che non va

Quest’ultima ha visto che il figlio piccolo aveva portato da scuola dei pomodorini ciliegini, avvolti in una busta in plastica. Si tratta di un ortaggio tipico della stagione estiva. Tra l’altro emerge anche una cosa poco chiara: i distributori scelti non corrispondono alle regioni di riferimento. Quindi questi prodotti non sono nemmeno a chilometro zero, ma per il loro trasporto si inquina ulteriormente e si spende di più. Per fare un esempio, le scuole della Toscana vengono rifornite da una cooperativa pugliese, quelle della Sardegna da una della Lombardia, ed in Lombardia opera una ditta calabrese.

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Sotto accusa prodotti di pessima qualità

La cosa va avanti almeno dal 2018. Se il binomio frutta scuola appare sulla carta ottimo e fa pensare ad un impegno necessario per evitare ai bambini di mangiare fin da piccoli cibo spazzatura, è pur vero che la messa in atto di questo proposito suscita polemiche altrettanto legittime, viste come stanno andando le cose. Aspetti che anche Il Fatto Alimentare solleva. E come se non bastasse, anche la qualità della frutta data ai bambini è al centro di critiche. Infatti in molti casi si tratta di prodotti eccessivamente acerbi o maturi, addirittura anche ammuffiti o marci. E sempre con tonnellate di plastica da buttare subito, ed il cui smaltimento risulta complicato.

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