Una approfondita analisi su 24 marchi di polli allevati tutti in Italia porta all’emergere di numerosi casi di Salmonella negli alimenti. E si trovano tutti nei supermercati da Nord a Sud.
Salmonella negli alimenti, durante le scorse settimane era sorta una incongruenza in merito ad una ordinanza che stabiliva il ritiro dalle vendite nel caso di situazioni del genere.
Una disposizione del Ministero della Salute aveva stabilito che qualsiasi livello di presenza del batterio in questione nelle carni esposte sugli scaffali di supermercati e negozi di alimentari andava subito tolto dal commercio. Senza quindi tenere in considerazione un eventuale livello minimo di tolleranza.
La diatriba sulla Salmonella negli alimenti riguardava in particolare la carne di pollo fresca. A prescindere anche dalla varietà di Salmonella stessa, dal momento che ne esistono di diversi tipi. La carne contaminata, in base a quanto affermato dal Ministero a metà febbraio, va usata per preparare precotti.
Poi è arrivata una rettifica per la quale la Salmonella nella carne, in misure lievi, alla fine può essere consumata ma obbligatoriamente dietro ad una adeguata cottura. Con tale avviso che deve accompagnare il prodotto messo in vendita.
Una soluzione, questa, giunta neanche due settimane dopo la suddetta disposizione ministeriale. E che ha suscitato alla fine la soddisfazione da parte dei produttori e dei soggetti attivi nella distribuzione di tali articoli alimentari, oltre che dalle associazioni di categoria.
Purtroppo però, dopo un test in laboratorio su campioni estrapolati da 24 polli di altrettanti marchi che sono presenti in tutti i supermercati d’Italia e compiuto da Il Salvagente, è emerso un risultato non molto confortante.
Di questi 24 campioni, in sette presentavano una situazione di Salmonellosi. Si tratta in tutte le situazioni relative di pollo al 100% italiano. Tra l’altro, su questi risultati, Il Salvagente ha promesso ulteriori approfondimenti per stabilire il livello di gravità di ognuno dei casi contestati.
La rivista aggiunge anche di ritenere che si debba trattare comunque di situazioni minori. E che l’indicazione obbligatoria di sottoporre per bene la carne ad un adeguato processo di cottura prima di consumarla dovrebbe essere sufficiente a prevenire ogni possibile conseguenza.
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